GIOVANNI PASCOLI, CANTORE DI ROMAGNA

GIOVANNI PASCOLI, CANTORE DI ROMAGNA “Parmi adesso: era una sera/ d'ottobre, nella strada di Sogliano./ Cigolava per l'erta la corriera. / E io guardavo dietro me, nel piano,/ dove San Mauro mio già non appare/ - oh! mio nido di lodola tra il grano!”... 

La Romagna cantata dal poeta Giovanni Pascoli ancor oggi possiede una eccezionale e straordinaria forza evocativa, è il “nido” che custodisce affetti e legami condivisi per un tempo tanto breve quanto continuamente ritornante nell’esistenza di Giovanni.
Questo itinerario conduce alla scoperta di dimore, atmosfere e paesaggi cari allo scrittore per cui la Romagna fu luogo fisico e mentale insieme... 

SAN MAURO PASCOLI, già San Mauro di Romagna, è il paese natale del poeta: qui si trova il museo di Casa Pascoli, dove Giovanni nacque nel 1855 e dove trascorse i primi anni della sua esistenza, “dov’era, dietro siepi riquadre/ di biancospino, dietro un cancello/ verde, ciò ch’era della mia madre,/ nostro, ma poco; poco, ma bello…”... Suggestivo è il giardino, da cui in origine si accedeva all’abitazione e dove, accanto alla chiesetta della Madonna dell’Acqua, la madre del poeta coltivava i gigli... 
All’interno di Casa Pascoli la cucina serba diversi oggetti che dovevano costituire la tipica dotazione di una benestante famiglia di metà Ottocento: si vede l’acquaio in marmo, la “staggia” per scolare i piatti, lo spiedo per gli arrosti, il tagliere e naturalmente il “testo”, la tipica teglia romagnola su cui si cuoceva il “pane” dei romagnoli, la piada: “ed ecco è liscia come un foglio e grande come la luna”... 

Un breve trasferimento in auto è necessario per spostarsi nella campagna poco fuori San Mauro, dove si incontra un altro luogo della memoria pascoliana, Villa Torlonia, imponente esempio di azienda agricola Sette-Ottocentesca amministrata dal padre del Pascoli: la dimora “mitica” detta “Torre”, emblema di un eccezionale fasto passato, ebbe un ruolo fondante per il manifestarsi dell’ispirazione poetica di “Zvanì”: “udia tra i fieni allor allor falciati/ de' grilli il verso che perpetuo trema,/ udiva dalle rane dei fossati/ un lungo interminabile poema”... 

Lasciando la “Torre” ci si può dirigere verso l’entroterra, accompagnati dall’ “azzurra vision di San Marino”, fino a  Sogliano al Rubicone, il “piccolo grandemente amato paese di Romagna”dove le sorelle minori del poeta – Ida e Mariù – trascorsero diversi anni presso il Monastero delle Agostiniane dopo la tragica morte del padre e la successiva disgregazione del “nido”.
Il borgo, ben noto al grande scrittore romagnolo, è stato fonte di ispirazione per famosi componimenti, come “Le monache di Sogliano” e “Suor Virginia”. A Sogliano si può percorrere un percorso integrato da pannelli, letture e frammenti di lettere e ricordi, che ricostruiscono i rapporti che unirono Pascoli a questi luoghi. 

Prima di abbandonare Sogliano è d’obbligo una sosta di degustazione del prelibato formaggio di fossa, fiore all’occhiello della gastronomia locale. Da non perdere la visita ad una fossa di stagionatura: questo prodotto d’eccellenza si può degustare a partire dal mese di novembre quando, nel rigoroso rispetto della tradizione, si aprono le fosse sotterranee...