LA CAVÉJA DAGLI ANËLL

LA CAVÉJA DAGLI ANËLL Il simbolo della Romagna, ancora per molti misterioso, è la "cavéja".  Simbolo antichissimo della Romagna agreste, rappresentato dalla cavéja dagli anëll quasi sempre accompagnata dalla raffigurazione del gallo. La cavéja, composta da uno stelo e da una parte alta piatta, detta pagella, era posta in testa al timone di carri e aratri trainati dai buoi ed aveva la funzione di evitare, nel caso di un brusco rallentamento, lo slittamento in avanti del giogo. Il tintinnio degli anelli serviva ad incitare i buoi e a tener compagnia al contadino durante il lavoro o i viaggi. 

Esistevano caveje dette "da lavoro" molto semplici e con un solo anello e altre, "da parata", molto lavorate e con due, quattro o sei anelli utilizzate nelle grandi occasioni - feste, esposizioni e sfilate - quando i buoi venivano "tirati a lucido" ungendo le corna e gli zoccoli con strutto e addobbandoli con coperte di tela stampate a ruggine.  Nella pagella erano ricavati i fori per gli anelli e raffigurazioni simboliche: geometrie, fiori e animali, figure umane e simboli magico-religiosi. I simboli più comuni erano il sole, la mezzaluna, il gallo, l'aquila bicipite, la colomba, la croce e altri simboli cristiani. Si riteneva che la caveja possedesse virtù magiche, forse per la sua bella e ricercata conformazione, inusuale nel mondo contadino poco avvezzo agli aspetti estetici. 

La caveja era dunque considerata ricca di virtù anche  per il suono squillante degli anelli che la cultura popolare riteneva capace di allontanare i malefici e gli influssi negativi di streghe e diavoli.  Dopo la celebrazione di un matrimonio, al giungere degli sposi nell'aia davanti alla nuova casa, parenti ed amici lanciavano grida, sparavano in aria e innalzavano le caveje facendo tintinnare gli anelli per purificare la casa degli sposi novelli. Oltre a proteggere gli sposi si credeva che la caveja possedesse la virtù di preservare dal malocchio, di prevedere il sesso del nascituro, di placare i temporali,  e di eliminare le fatture delle streghe. Oltre ad attrezzo di lavoro e a strumento per rituali magici, la cavéja dagli anëll era vista anche come una sorta di scettro per la sua bella fattura. 

Questo spiega l'usanza, diffusa un tempo nella Bassa Ravennate, di consegnare una caveja alla più bella tra le ragazze che, nelle ultime tre sere di febbraio e nelle prime tre di marzo, ballavano attorno ai fuochi accesi nei campi per fare lom a mêrz.
Per tutto questo la cavéja dagli anëll è diventata, a cavallo tra Ottocento e Novecento, il simbolo della Romagna. L'iniziativa si deve ad un lontano congresso di ex combattenti romagnoli che adottarono la bandiera regionale sulla quale campeggiava una caveja in grigio ferro sullo sfondo dei colori celeste e scarlatto. Fu poi nel corso della prima metà del Novecento che l'opera di artigiani ed artisti consacrò e diffuse questo simbolo rappresentandolo in mille modi su tele stampate – ancor oggi uno dei più apprezzati prodotti artigianali della Romagna - coperte, quadri, incisioni, libri e riviste.

E spesso la caveja era accompagnata dalla raffigurazione di un gallo, posto ai suoi piedi o all'interno della pagella, a rafforzare il simbolo di una Romagna maschia ed operosa, di una gente sempre vigile nella difesa della sua terra e nella proclamazione dei suoi diritti.  
Splendidi esemplarari di caveje, diverse per disegno, dimensione e provenienza, sono oggi conservate presso il MET - Museo Etnografico romagnolo di Santarcangelo di Romagna, uno dei più grandi e completi della Romagna.
(Giuseppe Sangiorgi)