CATERINA SFORZA, "LEONESSA" DI ROMAGNA

CATERINA SFORZA, "LEONESSA" DI ROMAGNA Caterina Sforza fu potente e temuta Signora di Imola e di Forlì, prima con il marito Girolamo Riario, poi come reggente del figlio primogenito Ottaviano. Sebbene non originaria di Romagna (crebbe nella raffinata corte degli Sforza di Milano) Caterina Sforza è storicamente considerata una delle figure femminili più importanti della nostra terra, tanto da essere stata definita “leonessa di Romagna”.
Di forza d’animo non comune (specialmente per una donna dell’epoca), astuta, scaltra e spregiudicata, seppe condurre le sue battaglie con determinazione e spirito vendicativo. Bella, intelligente, energica, fu una delle donne più note e ammirate del suo tempo.

Figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, e di Lucrezia Landriani, moglie del gentiluomo di corte Gian Piero Landriani, e discendente da una dinastia di famosi condottieri si distinse, già in giovane età, per le azioni coraggiose e temerarie che mise in atto per salvaguardare, da chiunque, quello che possedeva, sia in termini di diritti, sia per quanto riguardava la vera e propria difesa militare dei suoi Stati, quando questi vennero coinvolti negli antagonismi politici.

Nella vita privata si dedicò a svariate attività, fra le quali primeggiarono gli "experimenti" di alchimia e la caccia. Negli affetti famigliari fu molto passionale e anche un'attenta e amorevole educatrice per i suoi numerosi figli, dei quali solo l'ultimo, il famoso capitano di ventura Giovanni dalle Bande Nere, ereditò la passione per le armi e per il comando della madre. Fu piegata, dopo un'eroica resistenza, dalla furia conquistatrice dei Borgia.

I cronisti dell'epoca hanno lasciato numerose testimonianze sulla fama e sull'ammirazione che Caterina si guadagnò. A lei è dedicata una ballata del XVI secolo, attribuita a Marsilio Compagnon, che così comincia:

    Ascolta questa sconsolata
    Catherina da Forlivo
    Ch'io ho gran guerra nel confino
    Senza aiuto abbandonata
    Io non veggo alcun signore
    Che a cavallo monti armato
   
    E poi mostri il suo vigore
    Per difendere il mio stato
    Tutto il mondo è spaventato
    Quando senton criar Franza
    E d'Italia la possanza
    Par che sia profundata
    'Scolta questa sconsolata
    Catherina da Forlivo... 


Cronaca della sua tumultuosa storia...
(tratto da www.mitidiromagna.it)

 Nel 1472 il padre la diede in moglie a Girolamo Riario, nipote (o forse figlio) del Papa Sisto IV e signore di Imola, successivamente anche signore di Forlì.
Alla morte di Sisto IV, Caterina si impadronì in Roma di Castel Sant'Angelo. Il 14 aprile del 1488 Girolamo Riario venne ucciso a Forlì da un complotto popolare; Caterina, con astuzia, forza e spregiudicatezza sconfisse i cospiratori ed il 30 aprile di quell’anno iniziò il suo governo in quanto reggente per il figlio Ottaviano, ancora piccolo.

Sposò clandestinamente Iacopo Feo, castellano di Ravaldino,  ed acquisì un ruolo di grande rilievo nella politica italiana al momento della caduta di Carlo VIII, appoggiando gli aragonesi in un primo momento, e successivamente i francesi.
Nel 1495 Iacopo Feo venne ucciso crudelmente e Caterina, dopo averlo vendicato, sposò in segreto Giovanni de’ Medici. Dal matrimonio con il De' Medici nacque Giovanni, noto in seguito come Giovanni dalle Bande Nere.

Intanto Cesare Borgia, detto il Valentino, figlio di Papa Alessandro VI, portava avanti il suo intento di costruire un proprio ducato in Romagna e, nel novembre del 1499, assediò Imola.  L’11 dicembre cadde la rocca, inutilmente difesa da Dionigi di Naldi. 
Alcuni giorni dopo il Valentino entrò in Forlì con un esercito di 15 mila uomini. Caterina, invece di fuggire, si richiuse nella rocca di Ravaldino e oppose una dura resistenza dirigendo personalmente i difensori. Di fronte alle forze prevalenti, il 12 gennaio del 1500 cadde anche la rocca di Forlì, Caterina fu fatta prigioniera da Cesare Borgia e rinchiusa in Castel Sant’Angelo, dove subì torture e umiliazioni. Il 30 giugno del 1501 Caterina fu liberata e visse gli ultimi anni della sua vita a Firenze con il figlio Giovanni. Provò, senza risultato, a recuperare la signoria e morì il 28 maggio 1509.

Caterina Sforza fu una figura di grande rilievo nella società del suo tempo, valorosa combattente, dalla personalità eclettica e sanguigna, virago e demonio femminile, esperta in alchimie erboristiche (scrisse anche un trattato su questo argomento contenente oltre 500 procedimenti vari, dai cosmetici ai veleni mortali), violenta e risoluta con i nemici. Memorabile è rimasta la distruzione di Palazzo Orsi a seguito dell'uccisione del suo amato, o l'aneddoto che la ricorda sulla cortina di Schiavonia, assediata dai faentini che minacciavano di ucciderne il figlio, proseguire incurante il suo tentativo di riconquista del potere, alzando la gonna e indicando la sue parti intime quale"strumento per fare altri figli”...

(altre utili informazioni sul sito www.caterinasforza.com)